Pericolo Xylella: Agronomi e fitopatologia in campo

L’allarme Xylella occupa le prime pagine dei giornali da ormai 6 mesi ma pare che gli operatori del settore non abbiano ancora messo a fuoco la natura del problema.Contestazioni e proteste dei comitati locali e dei sindacati agricoli sui piani di eradicazione del focolaio hanno addirittura rallentato i piani di eradicazione richiesti dalla C. E. e dal mondo agronomico italiano. Trattandosi di una tracheo-batteriosi va detto che non esistono cure ma solo interventi preventivi o di eradicazione.

Xylella fastidiosa (XF) Welles et al. (1987) è un batterio gram-negativo non sporigeno appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae.
Il batterio mostra una elevata variabilità genetica e morfologica.
Gli agronomi fitopatologi hanno descritto addirittura 4 sub-specie del batterio distinguibili in:

  • subspecie fastidiosa (rinvenuta sulla vite, erba medica, mandorlo, acero, olivo),
  • subsp. sandyi (rinvenuta su oleandro),
  • subsp. multiplex (rinvenuta su pesco, olmo, susino, mandorlo, platano),
  • subsp. pauca (rinvenuta su agrumi e su caffè)

La tracheobatteriosi da Xylella

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La malattia era già conosciuta da tempo in California, Florida e Canada ma anche in alcuni Paesi del Sud-America (Perù, Argentina, Costa Rica, Messico, Brasile e Venezuela).
In Europa era stata segnalata in Francia nel 2012 su piante di caffè coltivate in serra, ma il focolaio era stato prontamente eradicato (EFSA Statement).
In Italia il batterio non era mai stato segnalato prima del 2013, anno in cui gli agronomi fitopatologi hanno isolato la Xylella fastidiosa nel sistema vascolare di alcuni olivi improv-visamente disseccati in Puglia.

Trasmissione e sintomi

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La malattia si trasmette con gli strumenti di potatura e tramite insetti vettori della famiglia delle cicaline dotati di apparato boccale pungente-succhiatore. Questi ultimi sono riconosciuti come il principale mezzo di trasmissione della malattia tra le piante.Xylella fastidiosa è un batterio che si insedia nel sistema vascolare ascendente della pianta provo-cando il blocco della salita della linfa: il risultato è l’appassimento del ramo infetto dopo una iniziale clorosi. Il legno colonizzato dal batterio mostra imbrunimenti negli anelli più giovani (i più esterni).Il sintomo tipico e sempre presente è un dissec-camento del fogliame a partire dai margini che prende nome di bruscatura fogliare (leaf scorching).La pianta malata non muore mai nel 1° anno di infezione in quanto l’insetto vettore trasmette il batterio pungendo qualche giovane rametto.Per questo motivo i primi sintomi sono limitati ad appassimenti estivi in piccole porzioni di chioma.La diffusione del batterio nella pianta avviene verso il basso grazie alla sua moltiplicazione nel sistema linfatico ormai inattivo.La pianta infetta va perciò incontro a morte certa nell’arco di 3-4 anni per progressivo appassimento cronico con un decorso molto simile a quello provocato dalla grafiosi dell’olmo o dal cancro colorato del platano (patogeni però di natura fungina e non batterica).

Difesa

Visto il divieto di uso degli antibiotici, uniche sostanze ad azione battericida, non si dispone di alcun fitofarmaco in grado di risanare le piante malate. Un loro eventuale utilizzo in deroga sarebbe comunque inefficace anche ricorrendo alle iniezioni endo-xilematiche poiché il sistema vascolare dei rami infetti, occluso dalle cellule batteriche, non riuscirebbe a veicolare la soluzione antibiotica.
Le piante infette vanno perciò riconosciute velocemente, estirpate e bruciate insieme a quelle potenzialmente a rischio (nel raggio di azione dell’insetto vettore).
La difesa insetticida contro le cicaline non può in sé risolvere il problema senza la preventiva eradicazione totale delle piante malate in ogni fase sintomatica.

Gli agronomi e la fitopatologia

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La lotta ai parassiti delle piante richiede come primo passo il riconoscimento della causa della malattia.
Senza una diagnosi certa con “nome e cognome” del parassita, ogni disinfesta-zione è solo tempo sprecato perché tempi, macchinari, fitofarmaci, modalità e dosaggi non possono essere improvvisati da chi non conosce la fitopatologia e la fitoiatria.
L’agronomo fitopatologo è la figura tecnica di riferimento nel vasto mondo delle malattie delle piante e, alla pari del medico o del veterinario specialista, può eseguire la diagnosi e prescrivere il piano di difesa fitosanitaria. Il problema “Xylella” va a collocarsi in questo ambito e non può essere gestito senza il rispetto dell’agronomia e della fito-patologia.
Va detto che, mentre il mondo olivicolo teme gravi ripercussioni in campo com-merciale, non da meno viene il rischio per il quadro paesaggistico e ambientale per il pericolo di stravolgere interi territori.
Nel mondo florovivaistico un occhio di riguardo va rivolto ai vecchi olivi ornamen-tali, presenti o introdotti nei giardini delle nostre zone temperate.
Le segnalazioni degli agronomi pugliesi hanno infatti già confermato la presenza di piante infette in aree verdi private confinanti con gli oliveti infetti.
Gli agronomi dell’università di Bari (Prof. G. P. Martelli) stanno testando diversi fito-farmaci contro l’insetto vettore e confer-mano l’impossibilità di risanare le piante infette che vanno perciò prontamente eliminate insieme a quelle ancora in fase asintomatica.

Roberto Stucchi
Dottore Agronomo libero professionista