I BENEFICI DERIVANTI DAGLI ALBERI

 di agr. dott. Marco Pandini 
  
Una premessa importante, spesso dimenticata o non presa in considerazione, sono le funzioni che gli alberi hanno nei diversi ambienti.
Esistono alberi forestali aventi funzioni igienico, sanitarie, produttive e protettive; alberi agrari a funzione principalmente produttiva; alberi ornamentali aventi funzioni ricreative, ecologiche, estetiche e culturali.
Un altro concetto fondamentale, non solo meramente quantitativo, è che gli alberi sono comparsi sulla terra circa 360 milioni di anni fa, gli esseri umani, “solo” circa 3 milioni di anni fa.

È degli alberi ornamentali urbani e dei loro benefici che vogliamo occuparci in questo articolo. I benefici che questi alberi offrono sono benefici sociali, comunitari, ambientali, economici.

PREMESSE

A tal proposito risulta doveroso rammentare che la Corte costituzionale (sentenza n. 210/87) ha affermato che il diritto all’ambiente può essere leso dal “pregiudizio arrecato, da qualsiasi attività volontaria o colposa, alla persona, agli animali, alle piante e alle risorse naturali”.

Più recentemente, sempre la Corte costituzionale ha puntualizzato che “la tutela della salute riguarda la generale e comune pretesa dell’individuo a condizioni di vita, di ambiente e di lavoro che non pongano a rischio questo suo bene essenziale. 
Il Consiglio di Stato (Sez. IV, 29 aprile 2014, n.2222) ha decretato che il paesaggio è bene primario e assoluto.

La legge 14 gennaio 2013 n.10 riconosce il ruolo del verde, per “la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo” (art. 1) e invita gli Enti locali a adottare misure volte a favorire, tra le altre cose, “la raccolta delle acque piovane” (art. 6), e la “previsione e la realizzazione di aree verdi pubbliche nell’ambito della pianificazione urbanistica, con particolare riferimento alle zone a maggior densità edilizia” (art. 6, comma 1, lettera e).

La Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 20 ottobre 2000, ratificata con Legge 09/01/2006 n.14) afferma che “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. 

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 22/1/2004) definisce paesaggio quel “territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni” ed aggiunge che il paesaggio è tutelato “relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell’identità nazionale in quanto espressione di valori culturali”.

Per ultimo si vogliono citare i CAM (DM 10/03/2020 Criteri Ambientali Minimi) nei quali si definiscono il necessario approccio strategico di medio-lungo periodo, affinché le stazioni appaltanti, in particolare le amministrazioni comunali, si dotino e applichino concretamente gli strumenti più avanzati di gestione del verde pubblico, quali il censimento del verde, il piano del verde, il regolamento del verde pubblico e il bilancio arboreo (che rappresentano la base per una corretta ed efficace gestione del verde urbano), ed evitino altresì interventi sul territorio qualitativamente scarsi o addirittura dannosi, con conseguente aggravio di costi per la comunità.

COSCIENZA ECOLOGICA

L’interesse nei confronti delle fonti cosiddette rinnovabili di energia nacque tra gli anni Settanta e Ottanta come conseguenza di due fenomeni: uno dovuto agli shock petroliferi del 1973/1974 (guerra del Kippur) e del 1979/1980 (guerra Iran-Iraq),  l’altro dovuto alle preoccupazioni per i cambiamenti climatici, imputati acriticamente in sede ONU alle emissioni di origine antropica. Da quel momento, quest’ultimo e le organizzazioni ambientaliste, iniziarono a reclamare a gran voce la riduzione delle emissioni di CO2 in tutti i settori (agricoltura, allevamento, minerario, industria, etc). 

Negli anni successivi, quasi tutto il mondo fu "costretto", anziché incentivare la produzione di energia nucleare e idroelettrica (anche se ad emissione pressoché zero), ad intraprendere la strada delle cosiddette “fonti energetiche rinnovabili” (scientificamente meglio definite come  “fonti integrative”), con maggiore attenzione sul fotovoltaico e sull’eolico che nonostante il dato di fatto, avevano un piccolo ruolo (e solo in  alcune applicazioni oltremodo circostanziate). La coscienza ambientalista iniziò a invocare provvedimenti di incentivazione che, ovviamente, avrebbe dovuto essere posti a carico della collettività (da calcoli empirici si ritiene che le rinnovabili incidano 5 volte di più di quelle tradizionali, vedasi i recenti aumenti delle bollette elettriche).

La sensibilità ecologica che ha accompagnato gli ultimi vent’anni di storia, colmata in Conferenze e Processi a livello planetario a favore dei concetti di gestione ambientale più attenta, ha riconosciuto il valore degli ecosistemi verdi non più come semplice fonte di approvvigionamento di legname, come era avvenuto dalla rivoluzione industriale fino a poco oltre il secondo conflitto mondiale, ma come uno dei più complessi sistemi in grado di produrre beni e servizi vitali per l’equilibrio ecologico, economico e sociale delle generazioni presenti e future.

I BENEFICI DEGLI ALBERI

BENEFICI SOCIALI. La maggior parte di noi reagisce alla presenza degli alberi non solo mediante la semplice contemplazione della loro bellezza, ma anche con un senso di serenità, di pace, di relax, di tranquillità e di ammirazione. Ci sono numerosi studi che rilevano di pazienti ospedalizzati che guariscono prima e meglio quando la loro stanza offre una vista con alberi rispetto ad una senza. È un dato di fatto affermare che esiste un profondo legame, a volte anche estremo, da parte della popolazione, nell’opposizione ad interventi di abbattimento di alberi, se pur pericolosi, lungo strade, parchi, piazze etc, soprattutto e giustamente, quando questi hanno una valenza storica.

BENEFICI PER LA COMUNITA’. Sebbene gli alberi possano essere di proprietà privata, la comunità se ne appropria più o meno consciamente. La valorizzazione della proprietà spesso e volentieri diviene parte del contesto che la circonda. In ambito urbano gli alberi svolgono diverse funzioni dal punto di vista architettonico, ingegneristico, ecosistemico e di termoregolazione. Forniscono privacy, valorizzano panorami, nascondono viste sgradevoli attenuandone le brutture, riducono l’irraggiamento solare delle superfici, trattengono le polveri, smorzano l’inquinamento sonoro, dirigono il traffico pedonale e altro ancora.

BENEFICI SANITARI. La presenza di verde nelle città è un veicolo di socialità positiva migliorando la salute (vengono ridotte ansia e stress e la conseguente aggressività). Alcuni studi rilevano financo un abbassamento dei problemi di sedentarietà e i consequenziali problemi di sovrappeso, diabete e disturbi cardiocircolatori.

BENEFICI PER L’AMBIENTE. Gli alberi modificano l’ambiente circostante in cui viviamo moderando i fattori climatici e migliorandone la qualità dell’aria. Regolano il bilancio idrico proteggendo l’ambiente naturale. Producono una difesa idraulica del territorio e un miglioramento delle acque grazie all’intercettazione delle precipitazioni (si pensi alla differenza tra le superfici permeabili-tetti verdi, aree a prato o alberate-rispetto a quelle impermeabili-tetti inerti, strade, canali, etc) le quali generano un sovraccarico idraulico, geologico e fluviale.  Controllano il clima attenuando gli effetti del sole, del vento e della pioggia. Lo si nota ancor di più, soprattutto nelle caducifoglie, dal momento che, perdendo le foglie ciclicamente, lasciano filtrare i raggi del sole in inverno ombreggiando, invece, in estate. L’ombra degli alberi attenua il riverbero e la trasmittanza di calore delle superfici smorzando le cosiddette isole di calore. Un tema molto noto è la sottrazione di anidride carbonica dall’aria circostante ma, forse meno noti, sono i processi di assorbimento di inquinanti quali l’ozono, il monossido di carbonio, l’anidride solforosa. Altro tema noto è il riparo e l’utilizzo che fanno gli animali degli alberi (uccelli e insetti in primis).

BENEFICI ECONOMICI. Gli alberi hanno anche un valore individuale e collettivo economico. Sono senza dubbio provati i benefici sul tema sia diretti che indiretti forniti dagli alberi. I primi sono normalmente associati ai costi energetici (condizionamento dell’aria grazie all’ombreggiamento; protezione dal freddo grazie all’azione frangivento) e al valore esponenziale della proprietà che aumenta al crescere delle dimensioni degli alberi. Il valore delle abitazioni con giardino è superiore dal 5 al 30% rispetto a quelle sprovviste di tale plus. I secondi sono ancora maggiori dei primi in quanto associati alla zona geografica e alla comunità in quanto le spese delle compagnie elettriche sono meno elevate se le stesse sono in grado di utilizzare meno acqua nelle loro torri di raffreddamento, limitare la costruzione di nuovi complessi per soddisfare i picchi di richiesta di energia, usare meno carburanti fossili nelle fornaci e investire meno per ridurre l’abbattimento degli inquinanti dell’aria. Per non parlare dei disastri ambientali e dei conseguenti ripristini indotti dall’assenza di alberi. Questo per dire che se per il singolo individuo il profitto può essere di qualche migliaio di euro, per la comunità lo è in termini di milioni di euro.

RICHIEDONO PERO' UN INVESTIMENTO. Gli alberi forniscono quindi notevoli benefici ma, di contro, hanno bisogno che vengano investite risorse economiche a loro favore quali: acquisto, messa a dimora, cura, regolamentazione, gestione, il tutto con maestranza cosiddette specializzate coinvolte nel tempo. 

L'ITALIA

Tornando alle nostre realtà, da dati ISTAT del 2014, emerge che il verde urbano rappresenta il 2,7% del territorio dei capoluoghi di provincia (oltre 567 milioni di mq).  Il 16,1% della superficie comunale è inclusa in aree naturali protette mentre la superficie agricola utilizzata (Sau 2010) è pari in media al 44,3% della superficie. 

Le aree a verde storico e a parchi ville e giardini di particolare bellezza – che distinguono i paesaggi urbani nazionali – rappresentano in media circa il 25% del verde urbano, le aree boschive il 20%, quelle a verde attrezzato il 14%, i grandi parchi urbani e le aree di arredo circa il 10%.

Ogni abitante dispone mediamente di 31 mq di verde urbano.

Le dotazioni più elevate si rilevano tra le città del Nord-est (50 mq/abitante), più che doppie rispetto a quelle del Centro, del Nord-ovest e delle Isole.

Pavia, Lodi, Cremona e Matera, per caratteristiche, si collocano sopra la media.

Nel 17,2% delle città la dotazione pro-capite è pari o superiore ai 50 mq per abitante, mentre nel 16,4% dei casi non si raggiunge la soglia, prevista dalla norma, dei 9 mq pro capite.

Gli alberi monumentali (una delle componenti di tutela del Codice dei beni culturali) sono presenti in 67 città capoluogo.

Lo strumento di gestione del verde urbano più utilizzato dalle amministrazioni è il censimento del verde (lo realizzano circa 2 città su 5).

In 25 capoluoghi d’Italia viene svolto un servizio di monitoraggio per la messa in sicurezza delle alberature.

L'ANALISI

Ambientalisti, politici e aziende stanno insistendo per un rapido potenziamento dei progetti di riforestazione con lo scopo di migliorare gli obiettivi climatici.

La piantagione di alberi è diventata una soluzione apparentemente semplice per migliorare l’assorbimento delle emissioni di carbonio ed avvicinarsi, se pur in piccola parte, ai livelli pre-industriali di due secoli or sono, come stabilito dall’Accordo di Parigi.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Forests and Global Change, attualmente non vengono coltivate abbastanza piantine (negli Stati Uniti), per stare al passo con questi obiettivi. Lo studio rivela che per far ciò, la produzione dovrebbe aumentare almeno del doppio rispetto i livelli attuali.  La produzione vivaistica raggiunse i suoi massimi livelli verso la fine degli anni ’80, fino alla recessione del 2008 che ha costretto alla chiusura molti vivai. Questo per dire che saranno necessari molti sforzi per aumentare nuovamente la produzione di alberi per soddisfare le quantità richieste.

Liberi dalle suggestioni che quotidianamente ci impongono i tanti illusionisti dell’ecologismo (la scienza, piaccia o no, non è democratica), è doveroso affermare che, intensificare così tanto la produzione, richiederà la formazione di operatori specializzati nel settore del verde e l’investimento in nuove infrastrutture oltre che il potenziamento del monitoraggio a lungo termine (censimento, gestione, monitoraggio). Tra questi modelli meritano di essere citati UFORE e i-TREE. Si tratta di software gratuiti messi a punto dal servizio forestale del dipartimento dell’agricoltura e foreste degli USA che costituiscono un utile strumento di lavoro al fine di valutare i positivi impatti della vegetazione forestale nei confronti dell’ambiente. I dati della vegetazione rilevati in campo, anche campionari, vengono relazionati, dal sistema, con altre informazioni puntuali, tra cui dati meteorologici e dati di concentrazione di inquinanti per poi essere elaborati secondo complessi algoritmi ed ottenere stime statisticamente attendibili su  aspetti vegetazionali, densità, stato fitosanitario dell’albero, area fogliare nonché biomassa dell’albero intero e delle foglie); quantità di inquinamento rimosso (oraria). Questo è calcolato per l’ozono, il biossido di zolfo, biossido di azoto, monossido di carbonio e particolato inferiore a 10 micron (PM10); VOC (volatile organic compound) emessi  dalla vegetazione; quantità totale di C immagazzinato e quantità netta sequestrata; effetti della vegetazione sulla riduzione dei consumi energetici urbani e, conseguentemente, sulle emissioni di CO2 dalle centrali che producono energia; stime economiche dei vantaggi ambientali raggiunti.

CONSLUSIONI

Risultano doverose alcune riflessioni:

1) Non si tratta solo di piantare alberi. Curare nel migliore dei modi il patrimonio arboreo esistente è un'attività che non dovrebbe essere messa in secondo piano (è indubbio che un albero sano richiede meno utilizzo di CO2 rispetto un albero di scarsa qualità che necessità, di conseguenza, maggiori cure). 

2) Dire che il riscaldamento del pianeta sia acriticamente da imputare solo ed esclusivamente alle emissioni antropogeniche di CO2 è come affermare, senza ombra di dubbio,  a prescindere, che i campi elettromagnetici e l’agricoltura geneticamente modificata siano dannosi alla salute umana o che il nucleare (come l’errore umano di Chernobyl, si spera, ci ha insegnato),  è l’energia più pericolosa e dannosa.