L'INTERPRETAZIONE DELLE ANALISI DEL TERRENO - Dicembre 2018

Analisi del terreno nelle opere pubbliche

Molte opere a verde, realizzate su suoli riportati di scarsa qualità, falliscono per la cattiva fornitura del substrato, con conseguenti costi e danni.
Il terreno può essere corretto e migliorato solo prima delle piantagioni per il fatto che sia la sostanza organica che tutti i nutrienti (eccezion fatta per l’azoto) non sono liberamente mobili.
Da qui la necessità di interrarli ANTE-OPERA.
L’apporto superficiale di letame al piede delle alberature è il classico esempio di una pratica quasi inutile per via del fatto che la sostanza organica non è solubile e quindi non ha modo di agire negli strati profondi del suolo.

Come valutare un suolo prima di una piantagione?

Una premessa fondamentale per il terreno di un giardino è che questo va analizzato prima di qualsiasi operazione (progetto o piantagione che sia) perché dopo si hanno poche o quasi nulle possibilità di miglioramento.
Immaginiamo ora tre casistiche tipiche:
1. realizzazione di un giardino su un suolo agrario tipico della zona (suolo indigeno);
2. realizzazione di un giardino su un suolo riportato;
3. realizzazione di un giardino pensile su substrato artificiale (terriccio torboso).
Tralasciando il terzo caso, slegato dalla terra di campo di cui tratteremo oggi, concentriamoci invece sulle due prime ipotesi, che sono poi le più diffuse nei cantieri delle opere a verde.

Realizzazione di un giardino su suolo agrario tipico della zona (suolo indigeno)

In questo caso ci potremmo trovare di fronte un terreno, magari vecchio di secoli, utilizzato fino a poco tempo prima per le coltivazioni agrarie.
Solitamente tali condizioni sono ottimali in quanto ereditate da provenienza agricola. Anche se, a tal proposito bisogna fare attenzione a varie situazioni quali, ad esempio:
a) un terreno sciolto coltivato a mais o a girasole non darebbe alcun problema di ristagno ma richiederebbe abbondanti concimazioni e irrigazioni soprattutto nei primi 2-3 anni di attecchimento delle alberature;
b) un terreno freddo, pesante, argilloso, coltivato ad orzo o a frumento creerebbe problemi di ristagno con asfissia per le piantagioni e per il tappeto erboso.
Per entrambe le situazioni la valutazione visiva riuscirebbe, comunque, a indicarci lo stato della tessitura del suolo facendoci capire se abbiamo di fronte un terreno sciolto (sabbioso) o pesante (argilloso), ma nulla ci direbbe in merito alle indicazioni di dotazione nutrizionale.

Realizzazione di un giardino su suolo riportato

È il caso in cui la terra debba essere acquistata e trasportata nel cantiere.
La richiesta tipica è “voglio della terra di coltura” oppure “vegetale” o “di coltivo”.
Le aspettative sono sempre quelle di avere a disposizione uno sbancamento superficiale fertile, magari prelevato da qualche buon strato agricolo.
Purtroppo, però, la realtà è ben diversa con forniture, spesso, provenienti da sottofondi sterili prelevati anche a 2m di profondità (oltre il metro di profondità il substrato è praticamente privo di vita microbica e di struttura glomerulare e tende ad impaccarsi e a generare asfissia).
In questi casi, i risultati sono sempre pessimi e il primo a mostrare sofferenze è sempre il tappeto erboso, incapace di affrancarsi e di inverdire nonostante le concimazioni.
Le forniture di terreni da sbancamenti sterili interessano più del 20% dei giardini nati su lottizzazioni ex-novo e sono responsabili delle cause civili più complicate.
La tipica domanda post impianto è: esistono soluzioni? La risposta è: si, ma solo per una parte relativa alla correzione chimica e microbiologica, no a quella fisica.
Questo perché, come già detto sopra, mentre è possibile integrare (con appositi accorgimenti) alcune “quote” in azoto, fosforo, potassio, calcio, etc, così non è nel caso delle caratteristiche fisiche (tessitura).
I terreni troppo pesanti o troppo sciolti non sono correggibili se non nello strato superficiale (pochi cm) in quanto i volumi necessari di “correttivo” sarebbero enormi e controproducenti.

Responsabilità del progettista e del committente il verde

Determinati i rischi di una realizzazione di un’opera su un suolo “sconosciuto”, se non si dispone in organico di un tecnico competente, ci si può rivolgere ad un laboratorio di analisi chimico-fisiche.
Le analisi del suolo vanno però poi interpretate, altrimenti resterebbero una semplice sequenza di numeri incomprensibili.
È l’esperto che deve decidere l’eventuale “ricetta” per bilanciare gli squilibri chimici o per integrare le eventuali carenze.
Un aspetto non trascurabile nei rapporti committente-fornitore sta proprio negli errori che si commettono nella scelta dei materiali agrari (suolo e piante) e che spesso vengono poi pagati dalla comunità.
Ci si dovrebbe sempre cautelare dai rischi tecnici in caso di progetti di fantasia non firmati da professionisti che conoscono l’agronomia e la botanica.
Il verde, non sempre lo teniamo sempre presente, è un soggetto vivente e non di mero arredo, pertanto, quando la progettazione del verde è frutto di “prove e tentativi” senza fondamenti scientifici agronomici il risultato è un verde che dura poco e costa molto.

L’importanza delle interpretazioni delle analisi del terreno agrario

Interpretare un’analisi del terreno significa valutarne i risultati per stabilire se sono adeguati alla futura coltivazione di interesse.
Si tenga presente che alcuni parametri possono essere determinati con diverse metodiche analitiche e che la valutazione di ogni risultato deve essere fatta utilizzando la specifica tabella riferita, la quale deve essere indicata sul certificato di analisi.

 

 

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