Muoiono le palme del Garda

Gli agronomi lanciano l’allarme:  sulla costa gardesana più di 1.000 palme morte a causa della Paysandisia, un nuovo parassita che arriva dalle foreste argentine.
A rischio anche le palme secolari dei giardini storici

Le palme del Garda temevano l’arrivo del famigerato punteruolo rosso ma al suo posto è invece spuntato un altro micidiale parassita proveniente dalla foresta amazzonica: la Paysandisia archon.
A differenza del punteruolo rosso, che è un coleottero, la paysandisia è invece una bellissima farfalla dalle ali variopinte.
Se ne sono viste volare centinaia quest’estate, e questo spiega perché siano morte più di 1.000 palme nei giardini della costiera tra Padenghe a Limone.
La farfalla è innocua, presa in sé, perché è la sua fase giovanile (quella sotto forma di bruco), la vera responsabile dei danni alla palma.
La larva della paysandisia vive alla base del capitello fogliare della palma, divorandone la struttura legnosa come anche il germoglio fogliare.
La presenza di una decina di larve all’interno della palma può portare alla morte o anche alla rottura della pianta.
L’insetto ha un ciclo annuale, con l’uovo che schiude in luglio-agosto e con la forma larvale che vive nella pianta fino a maggio, epoca in cui si imbozzola per diventare nuovamente farfalla in giugno. In estate le femmine riavviano il ciclo deponendo da 200 a 300 uova in gruppi di una decina per ogni palma. Ecco perché una sola farfalla può infestare da 20 a 30 nuove palme.
I primi casi di infestazione sono stati rilevati addirittura nel 2010 a Toscolano ma il riconoscimento ufficiale è avvenuto solo nel 2013. Oggi il parassita è presente da Limone a Desenzano con un rischio enorme per i giardini, in quanto le comuni irrorazioni insetticide non sono efficaci.
La salvaguardia delle palme del Garda richiede controlli diagnostici accurati a cui deve fare seguito la difesa insetticida per via radicale o per via endoterapica al tronco.
Rivoluzionaria è invece la difesa biologica con l’applicazione di un verme microscopico che sa trovare e uccidere la paysandisia.
Questa è certamente la difesa più ecologica e affidabile grazie all’applicazione nella testa della palma dello  Steinernema carpocapasae, nemico giurato della paysandisia.
Lungo meno di 1mm sa stanare la tignola e la divora.
Questo tipo di lotta biologica è stato sperimentato in Spagna già 5 anni fa dall’agronomo bresciano Roberto Stucchi con indici di risanamento delle palme infestate superiori al 90%. 
Le prime applicazioni sulla costa gardesana sono del 2015 e hanno risanato anche palme secolari.
La difesa biologica con lo steinernema richiede l’intervento di un agronomo specialista che, in 3 interventi distanziati di 10 giorni nel periodo di fine dell’estate, applica nella testa della palma un brodo speciale contenente, in ogni applicazione, ben 10 milioni di larve predatrici.
A prescindere dalla tecnica di difesa, resta il fatto che la tignola della palma è ormai endemica sul Garda e, se non viene affrontata, farà sparire le palme dai giardini del lago.
Se non ci si attiva subito perderemo perciò anche le palme secolari dei vecchi giardini storici sui quali ogni forma di tutela e di vincolo della Soprintendenza diventerà praticamente inefficace.
 

 

 

di Fiorenzo Pandini
Dottore Agronomo
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