Considerazioni al DM 10 Marzo 2020

di Angelo Vavassori, 
Agronomo specialista di gestione del verde urbano

CRITERI MINIMI AMBIENTALI (CAM) OPPORTUNITA’ E CRITICITA’ DI UNO STRUMENTO DI LAVORO.

La revisione e la ri-proposizione dei “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde urbano e la fornitura di prodotti per la cura del verde“ (D.M. 10.03.2020) per la pubblica amministrazione (la prima edizione è del 2014)  pone alcuni aspetti di riflessione sia positivi che critici. Ne vediamo alcuni di carattere generale e trasversali ai vari argomenti dei CAM.

UM METODO SPERIMENTATO E CONDIVISO

Tra gli aspetti positivi  possiamo sottolineare il fatto che nel complesso definisca un “metodo” di lavoro per la gestione del verde urbano. Già definire un metodo condiviso non è poco, in un ambito tecnico professionale ricco di particolarismi e distribuzione di competenze non sempre chiare. 
Partendo dal presupposto che il testo è stato redatto con la collaborazione di Associazioni ed Ordini professionali del settore verde urbano possiamo affermare che molti professionisti e tecnici comunali già adottavano la maggior parte delle indicazioni contenute nel testo; quindi non è una sorpresa o una novità nella gran parte dei contenuti. Diventa una novità ed una proposta impegnativa per quanti hanno considerato la gestione del verde urbano una semplice operazione di manutenzione ed un calcolo di oneri per gli sfalci, le potature ed opere di arredo urbano. Per quanti hanno avviato il processo di gestione e conservazione delle aree verdi e delle piantagioni diventa un punto fermo metodologico di progettazione e di gestione in vista della migliore conservazione, sviluppo e rinnovamento del verde urbano. Tale metodo consente ai progettisti degli interventi l’introduzione di modalità di gestione ecosistemiche e differenziate per meglio qualificare gli ambiti specifici del verde urbano. Il verde urbano è diventato una vera e propria categoria di pianificazione del territorio comunale o di “destinazione urbanistica”, come si diceva un tempo, e non dei semplici vuoti urbani fonte di costi e di disordine urbano. 
La gestione ecosistemica consente di definire al meglio cosa è verde di arredo di centro urbano, cosa è parco pubblico attrezzato ed alberature, cosa è parco di fruizione di massa o parco naturalistico; gli interventi differenziati consentono, invece, di dare un peso diverso ed una frequenza diversa degli interventi gestionali di taglio prato, di potature e di impianto o arredo in relazione alle loro funzioni di “giardinaggio specialistico” o di verde estensivo. Tale differenziazione permette, soprattutto, una migliore distribuzione ed economicità delle risorse finanziarie delle P.A..

DOTAZIONE DI MEZZI E SERVIZI

I CAM richiamano in più punti la necessità che per la gestione del verde urbano le P.A. siano dotate di strumenti e servizi adeguati, senza i quali è davvero difficoltoso svolgere un buon lavoro di gestione dei beni pubblici.
Il primo strumento è il Censimento del verde o Catasto alberi e delle aree verdi, senza il quale è impossibile determinare quantità e qualità degli interventi. In abbinamento all’inventario delle aree verdi e della vegetazione sono ulteriormente utili l’inventario dei vari servizi e dotazioni del verde urbano. Infatti, per la definizione del budget di gestione è necessario essere in possesso del censimento degli impianti di irrigazione e del loro dimensionamento; dell’impianto di drenaggio delle acque superficiali o tombinature; del censimento dei giochi ed attrezzature ludiche per prevedere il costo di monitoraggio e sistemazione; del censimento dei punti acqua potabile ecc. 
Le aree verdi oggi coprono una superficie, in media, superiore al 50% dell’intera superficie comunale, pertanto il censimento delle aree verdi ed impianti annessi risulta fondamentale sia ai fini di della conoscenza delle proprietà pubbliche sia ai fine della gestione e della definizione dei costi di gestione. Già è noto, ma è utile ribadirlo, che, mentre per le opere pubbliche tipo fognature, strade ecc. i costi di costruzione sono elevati ed i costi indotti di gestione sono minimi, al contrario per i parchi e le aree verdi i costi di costruzione sono relativamente bassi, mentre quelli di  gestione (costanti e ripetuti) sono più elevati. 

COSTI E PRESTAZIONI 

I CAM, definendo un metodo di gestione, progettazione ed acquisti, hanno anche indicato un percorso economico alle PA. Ovvero hanno indicato quali siano i nuovi costi dei servizi e beni da prevedere nei computi metrici. Pertanto, pur non dicendolo in modo esplicito, ma appare ovvio che tutte le voci dei servizi o acquisti previsti all’interno dei vari articoli dei CAM debbano prevedere una voce di costo per le prestazioni o beni acquisitati, senza confonderli con gli elementi di premialità che le imprese o tecnici possono proporre in modo aggiuntivo. Distinguendo i costi per servizi tecnici professionali dai costi per le lavorazioni d’impresa di manutenzione. 
I CAM contengono anche alcuni elementi critici che è opportuno chiarire. Di seguito ne cito alcuni, sempre di carattere generale e trasversale. 
Il primo punto critico ( Punto D.a.1), ed in parte incomprensibile, è di non avere incluso tra le competenze specialistiche professionali di progettazione quelle agronomiche. Sono state inserite quelle geologiche, urbanistiche ed altre, ma non quelle agronomiche. La maggior parte dei servizi di progettazione, di gestione e di verifica dei materiali e dei servizi fitosanitari sono di competenza degli agronomi (e forestali) di cui alcune in modo esclusivo, ma non vengono citati tra le figure specialistiche. Peraltro, L’Ordine nazionale (CONAF), era rappresentato nel tavolo di lavoro di stesura del testo, ma probabilmente, per motivi non molto comprensibili, qualche d’uno, ha ritenuto di escludere dal testo finale, con una certa arroganza e superficialità, gli agronomi/forestali dalle figure con capacità tecniche professionali “fondamentali”. 

CRITERI PREMINATI

Il testo dei CAM si caratterizza per la proposta di inserimento oltre che di precise clausole contrattuali, anche di “Criteri premianti”. I criteri premianti sono relativi a prestazioni e modalità di esecuzione della gestione del verde di servizi già previsti e remunerati e non devono essere confusi con integrazioni di servizi e forniture non previste dal servizio di gestione in appalto. Il testo in questo caso non è chiaro e lascia ampi spazi di interpretazione come offerte integrative dei servizi tecnici e professionali previsti come metodo di lavorazione.  Quindi non sono da interpretare come un ampliamento di servizio o integrazione di materiali delle forniture che devono essere poste nel contratto come parte tecnica obbligatoria. Inoltre, sono da distinguere i criteri premianti dalle cosiddette “migliorie” di offerta; sono specifiche tecniche diverse e non assimilabili. 
I criteri premianti sono molteplici e di vario livello di approfondimento, in particolare nel punto E (Affidamento del servizio di gestione e manutenzione).  Alcune prestazioni indicate non rientrano nemmeno tra gli specifici compiti delle imprese e dei professionisti, per cui i CAM devono essere parte di un Progetto di gestione del verde urbano complessivo e non di sola manutenzione parziale di prati ed alberi. 
Per esempio, il Piano di comunicazione, o le iniziative di educazione ambientale, pur essendo dei punti qualificanti il verde urbano è ovvio che devono far parte di un progetto di ampio respiro di cultura del verde e non una strategia di offerta di servizi educativi e di comunicazione in cambio di prestazioni professionali di manutenzione del verde. Peraltro, la comunicazione e l’educazione ambientale non sono interventi di tipo operativo da affidare ad imprese di costruzione del verde, ma a professionisti della formazione e della comunicazione. 
Questi sono solo alcuni esempi di elementi positivi e di punti critici che meritano un approfondimento ed una corretta interpretazione per una applicazione certa e scevra di strumentalizzazioni. 
Il tempo ed i luoghi per il confronto ci sono per cui si auspica un serena verifica della loro attuazione e, soprattutto, rispetto delle competenze professionali ed una coerente definizione dei budget economici per la gestione del verde urbano da parte delle PA in linea con la media europea.

di Angelo Vavassori,
agronomo specialista di gestione del verde urbano