La salvaguardia del verde urbano

di Giorgio Botti,
Presidente ADAF – Ass. Dottori in Sc. Agrarie e Sc. Forestali di Brescia

Una città senza verde è invivibile: i cittadini lo pretendono, le associazioni ambientaliste lo difendono e i politici lo promettono.
Le belle intenzioni, però, non sempre vengono rispettate nelle nuove realizzazioni e, soprattutto, nelle cure di gestione. 
Quando i nuovi progetti del verde vengono realizzati curandone solo l’aspetto estetico assistiamo inevitabilmente, infatti,  ad opere che non daranno risultati di qualità perché la “bellezza” di queste idee rimarrà sulla carta e nelle fantasie del progettista ma non si materializzerà, di fatto, se la progettazione non considera la qualità del trinomio aria-acqua-suolo.
Il verde urbano, conviene ricordarlo, è prima di tutto un fatto biologico e agronomico prima che folkloristico ed estetico.
Il verde, in altre parole, può anche essere un fatto percettivo, poetico e filosofico ma, prima di tutto, è un fenomeno vivente con precisi bisogni di luce, acqua, suolo, calore ed equilibrio tra le essenze vegetali che si vanno a inserire in un ambiente.
Ricordiamolo sempre: il verde, che sia forestale o urbano, che sia naturale o artificiale, ha sempre esigenze ambientali che causano vulnerabilità del sistema-verde.
Questo significa che gli alberi in città non possono perciò essere solo “colore, forma, stile, disegno e poesia”.
Il  verde urbano è infatti un soggetto vivente forzatamente inserito in un contesto che di naturale ha ben poco e chi lo progetta, o chi lo gestisce, deve evitare azioni maldestre che ci portino nel circolo vizioso di un verde che dura poco, vive male, costa molto.
A prescindere dalle scelte politiche e dalle risorse finanziarie, il verde richiede perciò due figure-chiave nella sua gestione: il tecnico-progettista e l’impresa del verde.
In questo diventano utili gli strumenti normativi a cui i politici possono rifarsi.
Ci riferiamo a norme o regolamenti che prescrivono protocolli da rispettare sia nelle fasi progettuali che di esecuzione delle opere.
Un forte elemento di tutela contro i danni che il verde urbano subisce potrebbe venire dalle sanzioni secondo le procedure di stima del danno biologico subito dagli alberi a seguito di azioni dolose o improprie.
La stima del danno biologico è infatti un metodo parametrico che, rifacendosi al tipo di essenza, alla sua posizione, al suo stato di salute prima del danno, alla sua dimensione, ecc…permette di monetizzare un danno subito dagli alberi.
I danni da potature malfatte, da scavi stradali vicino ai tronchi, da errori di progettazione o di manutenzione, diventano allora azioni a cui può corrispondere una sanzione che il Tribunale facil-mente riesce ad addebitare al responsabile.
Il procedimento forse non ridarà vitalità alle migliaia di alberi danneggiati ogni anno nelle nostre città dall’incapacità e dall’incuria, ma sicuramente porterà risorse alle finanze pubbliche dei Comuni e costituirà anche un forte deterrente contro chi di verde ne capisce poco o nulla.